Il quinto Vangelo
Secondo Tommaso Apostolo detto Didimo
Nella primavera del 1945, nei pressi di Luxor, in Egitto, due contadini, utilizzando dei ruderi per la costruzione di una cisterna, trovano una grande giara di argilla, e dentro un rotolo di lino cerato che avvolgeva altri rotoli. Sono i rotoli detti di “Nag Hammadi”, dal luogo del ritrovamento. Vengono estratti, i più rovinati sono distrutti mentre quelli in buone condizione sono venduti a un rigattiere per poche monete. Il rigattiere li rivende separatamente al migliore offerente, alcuni giungono al Museo Coopto del Cairo che si premura di raccoglierli e catalogarli. Il più importante giunge a un antiquario europeo che successivamente lo cede all’Istituto Jung di Zurigo.
L’Istituto Jung, in cambio della disponibilità, da parte del predetto Museo, di pubblicare l’intera raccolta, lo consegna loro. L’intera raccolta autentica, composta originariamente da tredici codici formati da 1350 pagine, di cui ce ne sono pervenute solo 1130, si trova ora nel Museo Coopto del Cairo, ma le copie oramai pubblicate sono a disposizione di studiosi e ricercatori spirituali. Questi codici sono scritti in coopto, ma probabilmente sono traduzioni di originali ancora più antichi scritti in aramaico. L’intera raccolta, anche se poco conosciuta, è forse una delle più grandi scoperte archeologiche e spirituali della storia. Il più famoso tra questi codici, è il cosiddetto Quinto Vangelo, attribuito a Giuda Tommaso, discepolo diretto di Gesù.
Il Cristianesimo delle origini era fondamentalmente un Cristianesimo gnostico. Il termine deriva dal greco “gnosis”, che significa “conoscenza”. Lo gnosticismo può quindi essere definito come “la dottrina della salvezza attraverso la conoscenza interiore”. Lo gnostico è colui per il quale “la salvezza dell’anima” può giungere solo attraverso la conoscenza intuitiva interiore dei misteri dell’universo, e attraverso l’utilizzo di formule e metodi indicativi di quella conoscenza. Gli gnostici erano, ma è meglio dire sono, persone che “sanno”, e la loro conoscenza li rende “superiori” rispetto a coloro che, per qualsiasi ragione, non “sanno”. Sostenevano che la materia fosse un decadimento dello spirito e l’intero universo una prigione per l’anima. Insegnavano che il fine ultimo di ogni essere era il superamento della materia e il ritorno allo spirito.
Lo gnosticismo, seppure permeato dell’ideologia di numerose religioni, assomiglia, come concezione di base, ai Veda dell’antica India. Il parallelo più evidente sta nel nome, infatti la parola sanscrita “Veda” significa conoscenza, proprio come la parola gnosi. Le cosiddette parole magiche usate dagli gnostici possono essere equiparate alle formule e ai mantra riportati nei Veda, e di cui la lingua sanscrita, una lingua profondamente e particolarmente vibrazionale, ne è il canale di diffusione per antonomasia.
In conclusione, possiamo dire che il Cristianesimo gnostico delle origini vedeva in Gesù un essere illuminato, la cui missione era di rendere consci gli uomini della loro natura assoluta, simboleggiata da quella scintilla divina presente in ognuno. Ciò avveniva tramite una ricerca interiore, individuale, anche se intrapresa all’interno di un gruppo, atta ad esperire la conoscenza della Divinità attraverso l’utilizzo di formule, rituali e metodi che conducevano ad una espansione della coscienza.
Tommaso in aramaico deriva da Tauma, gemello, che in greco si dice Didumos, quindi la citazione: “Didimo Tommaso” porta a credere che egli fosse considerato il gemello spirituale di Gesù. Il vangelo secondo Tommaso, ossia le parole che Gesù il vivente rivelò e che Tommaso trascrisse, contiene 114 detti di Gesù stesso, riportati in forma arcaica. Pertanto vengono ritenuti una fonte anteriore o contemporanea ai “Vangeli Sinottici” più antichi, che poi sono stati il fondamento del canone della Chiesa Cattolica Romana e delle sue molteplici varianti. Questo Vangelo viene ascritto a quella categoria dei cosiddetti Vangeli apocrifi, dove apocrifo, nella sua accezione comune, viene interpretato come falso, ma in realtà apocrifo significa “nascosto, celato, occulto”. A conferma dell’autenticità e della diffusione di questo Vangelo, va detto che alcuni suoi frammenti, tradotti dall’originale coopto in greco antico, erano già stati trovati in Egitto. L’uso del coopto, a quei tempi, era limitato ad una cerchia ristretta di eruditi-gnostici, e, fino alla scoperta dei rotoli nel 1945, il messaggio ivi contenuto è rimasto estraneo al mondo giudaico-cristiano, che con il Consiglio di Nicea del 325 d.C. prese il sopravvento su tutte le altre correnti religiose sorte dopo la morte di Gesù. Questi detti segreti contengono quindi un messaggio diverso, legato non alla tradizione cristiana predominante, ma alla ricerca interiore e alla prevalenza di tutto ciò che è stabile ed eterno, rispetto alla vacuità e caducità delle cose mondane.
L’ascesi di cui si parla nel Vangelo di Tommaso è più simile a quella Induista, Buddista o Sufista, e si basa sull’assunto che Gesù non è l’unigenito Figlio di Dio ma un essere liberato dalle catene dell’identificazione terrena. Egli narra la sua verità, basata sul fatto che il Regno di Dio è già sulla terra e che tutti possono cogliere attraverso la ricerca della propria divinità interiore. Così, l’atto di Tommaso di mettere il dito nel costato di Gesù non viene più visto come un atto di non fede, ma come la ricerca approfondita di colui che non si ferma in superficie, alle mere apparenze, e giunge dunque alla percezione profonda dell’essere chiamato “Gesù”. Tommaso andò all’essenza, il suo sguardo vide, e il suo occhio si affacciò su spazi siderali sconfinati. Oltre il piccolo uomo sanguinante che aveva di fronte, scorse l’uomo cosmico universale, il Dio fatto uomo, e quindi, ripetendo le parole di Gesù stesso, esclamò: “la carne si è fatta Spirito”.
In Tommaso non sono importanti la vita di Gesù o i suoi miracoli, ma le sue parole, o per meglio dire, il contenuto che trasmettono. Il Regno di Dio è fuori dalla storia, dal tempo e dallo spazio. L’unica cosa, la sola essenziale, è l’autoconoscenza, la ricerca interiore. È questa la sola cosa da sviluppare per fare la volontà del Padre , per entrare nel suo Regno che è già dentro ognuno di noi. Il Regno è sempre presente, non deve venire in futuro. Non riguarda popoli eletti ma ogni uomo che vive su questa terra e che saprà comprendere le parole del Cristo.
Ecco alcune delle parole segrete che Gesù il vivente ha detto e che Didimo, Giuda Tommaso, ha trascritto:
Questo Vangelo spinge all’autoconoscenza, dipinge Gesù come un essere umano illuminato, meglio ancora liberato, ma pur sempre un uomo . Chiunque decida di leggere in maniera attenta, ricettiva e approfondita questo Vangelo si renderà immediatamente conto del messaggio rivoluzionario che le parole di Gesù trasmettono.
Un messaggio fondato sulla ricerca interiore, molto simile a quello trasmesso dalle discipline e dalle religioni orientali, ma non solo. Un messaggio che ha il suo fulcro sulla percezione intuitiva della verità che è dentro di noi, e non sul superamento di un ipotetico senso del peccato.
Anche nella Bibbia il senso del peccato e il suo propugnatore vengono visti in maniera non dogmatica, nel senso che il diavolo, dal greco diabolos, significa colui che divide, mentre Satana in ebraico significa l’avversario. Il diavolo crea una divisione tra il nostro essere reale divino e quello fittizio irreale egoico, è l’avversario che mira ad ostacolarci nella nostra ricerca verso il ricongiungimento con l’Uno indiviso, la divinità che è in ognuno di noi.
Il messaggio di questo Vangelo è quello di ispirarci alla ricerca, verso una conoscenza profonda,, intuitiva, vera, reale, sperimentabile, tangibile, perchè già presente in ognuno noi.
La realtà è che noi, come qualsiasi altro essere, siamo pura coscienza, siamo pura esistenza, siamo pura beatitudine, siamo il substrato di tutto quello che esiste e di tutto quello che non esiste, e che viene efficacemente esposto nella Bibbia con le parole di DIO……… “Io Sono Colui che Sono”. Dobbiamo solo ricordare di esserlo…
Per approfondire sulle parole che Gesù il vivente rivelò e che Tommaso trascrisse, a che contiene 114 detti di Gesù stesso prosegui la lettura QUA
(Citazioni ed estratti, da: -Il quinto Vangelo di Tommaso Apostolo, macro edizioni -Prefazione di Mario Pincherle)

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