sabato 15 febbraio 2020

Mia esperienza personale con i miei " Spiriti Guida " chi sono?


La prima cosa fondamentale alla quale tengo dirti è (chi mi conosce sa) che non ho mai seguito una religione, ne praticato luoghi di culto ( a parte quand'ero piccina, i vari obblighi imposti, andavo con la famiglia in chiesa ) o per meglio dire quell'insieme di contenuti, riti, rappresentazioni che, entrano a far parte di un determinato culto religioso, ma la Fede non mi è mai mancata " HO sempre creduto al "Divino"

Prima, per me la Bibbia era solo un libro che occupava un posto nella mia libreria, "mai aperto" fin quando attraverso meditazione i miei Maestri " Spiriti Guida - Angeli " che comunicano con me, per confermare ciò che mi dicono durante le nostre comunicazioni, mi danno corrispondenze da leggere attraverso la Bibbia e da li proseguo il percorso che loro mi hanno suggerito...

Ma chi sono i Spiriti guida?

Spiriti guida. Descritti sin dalle Sacre Scritture, potenti nell'energia a servizio della tua gioia 
Non sono persone ma sono esseri Divini che si presentano a noi in diversi modi, io con loro comunico attraverso meditazioni, ma non solo, la loro presenza, i loro segni li ricevo ogni qualvolta che ho bisogno del loro aiuto.
So che in molti sarete increduli ma questa è la mia realtà. Loro mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi offrendomi PRINCIPI E MODELLI DI AUTOCOSCIENZA E DI CRESCITA PERSONALE ma non solo ...purtroppo non tutto riesco a spiegare attraverso questo post...ma pian pianino spero di offrire a voi quello che loro offrono a me...ma sappiate che tutto nasce da una sola cosa "La FEDE verso il nostro Divino"

By Giusy


Il Giardino dell'Eden scopriamo insieme cosa ci insegna...

Il giardino dell’Eden rappresenta il primo, immenso dono che Dio fece all’uomo e alla donna.

Il passo nella Bibbia Genesi 2,11 dice:

"IL paradiso dell'Eden- Queste sono le origini dei cieli e della terra quando DIO li creò. Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, ancora nessun cespuglio della steppa vi era sulla terra, nè alcuna graminacea della steppa vi era spuntata, perchè il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non vi era Adamo che lavorasse il terreno e facesse sgorgare dalla terra un canale e facesse irrigare tutta la superficie del terreno, allora il Signore Dio modellò l'uomo con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l'uomo divenne un essere vivente.

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l'uomo che aveva modellato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d'alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita nella parte più interna del giardino, insieme all'albero della conoscenza del bene e del male...."


A loro l’Onnipotente fece dono di quel luogo meraviglioso e di tutti gli animali e le piante che lo popolavano, perché godessero dei loro frutti e vivessero in assoluta felicità.

L’assoluta felicità… Questa è una delle caratteristiche del Giardino dell’Eden: un luogo di pace, armonia, dove tutte le razze di animali convivono pacificamente, dove nessun fiore è velenoso. La sofferenza ne è bandita, e così la fatica, la malattia, il dolore. La morte non può entrare nel Giardino dell’Eden, nel quale fiorisce dà frutto, tra gli altri, l’albero della vita, Dio ha posto questo albero miracoloso proprio in mezzo al giardino dell’Eden, accanto all’albero della conoscenza del bene e del male, e Adamo ed Eva possono mangiarne i frutti a sazietà. 
  • In questo modo essi sono immortali, immuni allo scorrere del tempo, alla vecchiaia, alle malattie, alla morte.
Intanto analizziamo i termini
La parola ebraica “pardés”, la cui radice ci rimanda a ‘paradiso‘, significa ‘giardino‘. 
Il termine composto “Gan ‘Eden”, ‘giardino delle Delizie’ (Genesi 2,8-14), veniva usato per definire sia il paradiso terrestre, sia quello celeste. 
La parola “Eden” viene invece dal sumero, e significa ‘steppa, pianura’. Alcuni studiosi hanno congetturato che Dio abbia scelto una zona occupata da vegetazione steppica per farvi sorgere il Suo Paradiso, il suo giardino delle delizie. 
Un’altra teoria collega il giardino dell’Eden con una località più volte citata nella Bibbia chiamata Eden, o Edin. Si trattava di una regione sotto il dominio degli Assiri, posta nel medio Eufrate, citata anche in molte fonti sumere.

Quando pensiamo al Paradiso terrestre non dobbiamo immaginare un luogo incolto e selvaggio. Infatti nell’antichità i giardini erano luoghi recintati e nei quali la vegetazione era regolata in modo razionale. Quindi anche la scelta di creare un giardino e dare vita al suo interno al primo uomo rientrerebbe nel piano preciso di Dio.

Nell’antichità il rapporto tra uomo e natura era molto più stretto rispetto a oggi. I nostri antenati non vivevano certo un’esistenza facile, vittime di un mondo troppo grande e insidioso, per loro, troppo difficile da assoggettare, da controllare. (Le comodità e le sicurezze che noi tendiamo a dare per scontate, i farmaci efficaci contro malattie per noi banali, ma che un tempo mietevano migliaia di vittime, i servizi oggi alla portata di tutti, sono conquiste a cui si è arrivati in un tempo relativamente breve, per la storia dell’umanità, infinitesimale nella vita del nostro pianeta.) l’uomo dipendeva in larghissima misura dagli alberi e dalle piante. Da questi i nostri antenati traevano nutrimento, sotto forma di bacche e frutti, legname per costruire capanne, case, palizzate per difendersi, legna da ardere per illuminare la notte e scaldarsi, ma anche preziosi distillati e rimedi per curare le malattie.

Alleati preziosi, gli alberi, amici fedeli, ma anche misteriosi, sentinelle silenziose e, forse, custodi di un sapere ancestrale. Così dovevano considerarli gli uomini dell’antichità, perché fin dagli albori del tempo agli alberi sono stati attribuiti grandi poteri e un ruolo di comunicazione tra i vari piani dell’esistenza. Infatti le loro radici affondavano nel terreno, i loro tronchi crescevano robusti e rigogliosi in superficie, e le loro cime svettavano verso il cielo, a volte perdendosi tra le nubi. Non è difficile immaginare come, nelle menti dei nostri progenitori, questo sviluppo prodigioso coincidesse con la capacità di collegare il mondo degli Inferi, quello degli Uomini e quello degli Dei.

Non solo, ma spesso gli alberi venivano assimilati direttamente alle divinità. Non esiste una religione del passato che non contempli miti che riguardano gli alberi.

Per esempio

⦁ gli antichi Egizi credevano che la dea Nut versasse l’acqua dell’immortalità sull’anima dei defunti dall’alto di un Sicomoro (Il sicomoro è una grande albero della famiglia delle Moraceae)

⦁ mentre per gli Scandinavi la nascita dell’universo stesso era legata a quella di Yggdrasill, un immenso frassino, che affondava le sue radici tra passato, presente e futuro, e abbracciava con le sue fronde tutta la terra e il cielo.

⦁ Per i Sioux un grande albero era al centro del Cerchio del Mondo.

⦁ I miti Greci poi sono ricchissimi di riferimenti agli alberi: pensiamo alle mele d’oro nel giardino delle Esperidi, che donavano l’immortalità, all’olivo sacro ad Atena, all’alloro e al cipresso caro ad Apollo, e così via.

Anche i simboli religiosi e esoterici spesso si ispirano ad alberi o parti di alberi. 
L’albero della vita è un’immagine universale, un archetipo potente che assume infinite forme. 
Gli antichi egizi raffiguravano spesso le cipolle nei geroglifici e nelle tombe dei faraoni: per loro erano efficacissimi lasciapassare per l’oltretomba. Il cipresso, nato dalla metamorfosi del giovane Ciparisso a opera di Apollo, è da sempre simbolo del lutto e dell’eternità.

Anche la tradizione cristiana ha attribuito molta importanza alle piante. Antico e Nuovo Testamento contengono numerosissime menzioni a piante, fiori e arbusti. Altri sono stati associati nel tempo al culto della Madonna, di Gesù o di alcuni Santi. Più avanti prenderemo in esame quelli che ci sembrano più significativi e interessanti.


L’albero della vita e i riferimenti Biblici

I testi sacri ci insegnano però che, peccando d’orgoglio e arroganza, Adamo ed Eva mangiarono anche i frutti dell’altro albero, quello della conoscenza del bene e del male, sebbene Dio avesse intimato loro di non farlo, e con questo gesto sciagurato e ribelle condannarono tutti gli uomini e le donne a vagare nel mondo convivendo con il peccato e il dolore.

“Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre.” (Genesi, 3:22)

Così l’uomo viene bandito dal Paradiso terrestre e dai doni inestimabili dell’Albero della vita. 

La conoscenza, la percezione di sé, dei propri desideri, e dei desideri altrui, fu l’inizio della fine. 
  • Solo restando puri e innocenti si poteva godere dei frutti dell’immortalità.
  • Vergogna, invidia, ricatto, guerra nascono da questa conoscenza rubata, che l’uomo non sa evidentemente gestire, e che lo porterà, in breve tempo, a suscitare l’ira di Dio al punto da far sì che Egli scateni il Diluvio universale.

Tuttavia, nonostante il peccato dell’uomo e la sua cacciata, l’Albero della vita non scompare dai testi sacri. Dio, nella sua infinita bontà e lungimiranza, "lascia uno spiraglio di luce per i Suoi figli ribelli."
Arriverà un giorno in cui gli uomini meritevoli, coloro i quali saranno stati capaci di prestare orecchio alla Parola di Dio, di vivere secondo i Suoi dettami, potranno ancora gioire dei frutti dell’Albero della vita, insieme a tutte le altre delizie del Paradiso:

“Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio.” (Apocalisse, 2:7)
Infatti nella nuova Gerusalemme, la città degli eletti che verranno risvegliati da Cristo per vivere una nuova era di pace e splendore in terra, ritroveremo l’Albero della vita:
 “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.” (Apocalisse, 22:2)

Il giardino dell’Eden: una metafora per descrivere il mondo terreno con tutti i DONI che madre terra ci offre.




mercoledì 12 febbraio 2020

Narciso: pianta,mito,curiosità,simbologia,proprietà curative...


La pianta del Narciso

E' una bulbosa erbacea, con un altezza massima di 65 cm, che ama molto i terreni umidi. Dai bulbi posti nella terra nascono sia i fiori che le foglie, di cui esistono numerose colorazioni. Linneo ne classificò diversi tipi. La varietà da cui nasce il fiore bianco si trova comunemente anche in Italia è il Narcissus serotinus; quella dal fiore giallo invece è il Narcissus pseudonarcissus; quella che nasce spontaneamente nelle zone di montagna, in alcune zone d’Italia, è il Narcissus poeticus, meglio conosciuto come Fiore di maggio, ma quella più comune è il Narcissus tazetta L chiamato così forse per la parte centrale del fiore che sembra avere una forma a campanula.

Il termine Narciso deriva dal Greco che significa torpore, stordimento; si deve questo suo nome forse all’aroma inconfondibile e penetrante del fiore, che gli ha fatto avere anche il buffo nome di “giracapo”, proprio per il suo effetto narcotico ed emetico (che provoca nausea) se inalato ad alta concentrazione.
Il narciso è il fiore più comunemente associato all’amore di sé e alla bellezza. Il suo inebriante profumo lo rende un fiore particolare e difficilmente associabile ad altri fiori. La sua notorietà deve essere ricercata nel mito di Narciso ed Eco che fu decantato dai Greci e dal poeta Ovidio.
Il Narciso è un fiore molto bello appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae; originario del Medio Oriente e dell’Europa meridionale se ne trovano molti esemplari soprattutto in Francia, dove viene utilizzato per l’estrazione di essenze destinate alla formulazioni di profumi e cosmetici.



Il narciso trombone (Narcissus pseudonarcissus L., 1753) è una pianta della famiglia delle Amarillidacee.

Genere Narcissus

I fiori profumatissimi e di una bellezza ammaliante nascono isolati, come fossero figli unici, e sono di color bianco o giallo;  cominciano a spuntare alla fine dell’inverno, e fioriscono tra la primavera e l’estate. I comuni narcisi hanno una corona esterna, formata in genere da 6-8 petali lineari e lanceolati,ed una più interna di piccole strutture color giallo ocra che formano una struttura a tazzetta da cui forse prende il nome la più nota varietà di Narciso italiano o nostrano. Nei vivai si trovano anche fiori di altri colori, grazie al lavoro svolto da agricoltori e vivaisti che hanno selezionato e ibridato i colori esistenti dando vita a fiori di colori diversi che vanno dall’arancio al rosa.

Il mito di Narciso

“Quando alla ninfa Liriope nacque il figlio, si rivolse al vecchio e cieco Tiresia perché attraverso la veggenza potesse predirne il destino. Così l’indovino sentenziò per quel nuovo nato una vita lunga “finché specchiandosi non si fosse riconosciuto”.
Il nome Narciso è legato ad un mito Greco che racconta la vicenda di un giovane uomo, figlio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope, divenuto famoso per la sua bellezza e per l’amore di sé. Nonostante fosse molto amato, si racconta che Narciso abbia disdegnato ogni corteggiamento, fino a quando, per volere degli dei, sarebbe stato vittima del suo stesso amore. Gli dei lo faranno innamorare della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua, e per raggiungerla, un giorno morirà cadendo nello stesso fiume. Si narra che il suo corpo non fu mai trovato ma che al suo posto, sulle rive del fiume, le ninfe trovarono dei fiori di Narciso. Ne cantò le sue odi anche Ovidio nelle Metamorfosi. Dal mito prende spunto l’idea che il fiore Narciso, forse sbocciati in suo onore. Il Narciso da allora si dice rappresenti l’amore di sé, che basta a se stesso; il mito è ripreso spesso dalla psicologia dove il giovane uomo del mito viene sovente associato ad una personalità narcisistica e perversa.

Sibologia Planetaria: Venere

Curiosità
Il Narciso fu associato in passato alla purezza e all’aldilà. 
I Celti sostenevano che fosse il simbolo della purezza, probabilmente per la presenza della narcisina al suo interno si pensò che il fiore avesse proprietà assorbenti e fosse in grado di prendere al suo interno tutta la negatività del luogo in cui veniva posto. 
Gli antichi romani lo consideravano il fiore dei defunti.
Per i Cristiani rappresentò il fiore della resurrezione dopo la morte. 
Per gli Ebrei il Narciso è il simbolo della bellezza. In Cina rappresenta un simbolo di buon augurio.

Simbologia

Il narciso – simbolo della bellezza e della fertilità femminile nell’antica cultura ebraica – diventò il fiore prevalente nelle celebrazioni cristiane di Pasqua per sottolineare la rinascita promettente felicità e gioia personificata nella resurrezione di Gesù Cristo dopo l'ineluttabilità della morte. I narcisi furono ripresi nell’iconografia cristiana sui libri di illustrazioni medievali, sulle pale degli altari, in dipinti in cui compariva Maria Vergine – come la ‘Madonna dei Narcisi con il Bambino e i Donatori’ (olio su pannello, 1535 ca.) dipinto dal pittore olandese Jan van Schorel (o Scorel) – oppure l’Annunciazione o il Paradiso per celebrare il trionfo dell’amore di Dio e della vita eterna sull’egoismo e sul peccato.

Da quando la pianta di narciso – nativa in Europa, Nord Africa e Asia – fu introdotta in Cina intorno all’anno 1000 sotto la dinastia Song (960-1279) come bulbo scambiato con merce, i cinesi attendono di vedere sbocciare i suoi fiori, simbolo di fortuna e di prosperità per l’anno nuovo, segnale di rinnovato vigore a ridosso del Capodanno cinese. Popolare decorazione abitativa, regalo gradito, il narciso è stato raffigurato da numerosi artisti cinesi in inchiostro su carta, come Chen Jiayen in ‘Bambù, Rocce e Narciso’ (1652) durante la dinastia Qing (o Ch'ing o Manciù, 1644-1911). Si è diffusa anche la modellazione artistica dei bulbi di narciso in modo da indurre la pianta a crescere assumendo forme simili a pavoni, granchi, ecc. Nell’arte tradizionale del tatuaggio cinese, il significato del narciso è simbolo di buon auspicio che induce ad emergere il talento nascosto in se stessi e ad assicurare il giusto riconoscimento nella carriera quale premio per il duro impegno nel lavoro. I narcisi rappresentano pertanto il dono migliore per coloro che stanno tentando di ottenere un avanzamento professionale e fortuna nella vita. Un mazzo di questi fiori allegri, che sembrano raggi di sole emanati dal suolo e sono celebrativi del decimo anniversario di matrimonio, portano felicità.


Proprietà narciso fiore

Parlando della pianta di narciso è doveroso precisare e ricordare che sia il bulbo che le foglie hanno al loro interno un alcaloide molto velenoso che se ingerito accidentalmente può provocare infiammazioni gastriche e disturbi neuronali negli animali che lo incontrano durante il loro pascolo. Stessa gravità vale anche per l’uomo che non deve distrarsi dalla sua bellezza e se lo ingerisce accidentalmente deve curarsi immediatamente entro le 24 ore, rischio la morte.

Le proprietà curative del narciso

Accantonate le sue caratteristiche velenose, tutta la pianta e in particolare il bulbo hanno proprietà:

Nella medicina popolare il bulbo viene utilizzato come 
  • narcotico, antispasmodico, afrodisiaco e sedativo, blando analgesico, emetico, febbrifugo, antipiretico.
Controindicazioni e avvertenze
La narcisina è un alcaloide velenoso presente nei bulbi che se ingerito può provocare disturbi a livello nervoso e gastrointestinale. 
Se ne sconsiglia la coltivazione in vaso, su balcone o terrazzo, soprattutto in presenza di animali, se non può esservi il controllo da parte dell’uomo, questo proprio perché gli animali sono soliti scavare buche e potrebbero venire a contatto con la sostanza velenosa.

In estetica e cosmetica invece viene utilizzata l’estratto puro prevalentemente per le sue proprietà 

  • deodoranti, tonificanti, liftanti.
Inoltre, il fiore e il bulbo del narciso sono adoperati per la cura di 
  • ascessi, mastiti e foruncoli. 

Olio essenziale di Narciso

L’olio essenziale è ottenuto per estrazione alcolica dai fiori. L’essenza assoluta è un liquido viscoso di color arancio scuro, tendente all’olivastro, con odore dolce floreale, che trova impiego quasi esclusivamente in profumi di tipo floreale. 
E’ ben noto l’utilizzo del narciso  nell’industria cosmetica di Grasse in Francia da cui provengono profumi famosi, essenze per la persona e prodotti deodoranti e profumanti per la casa.

Nel settore della cosmesi, l’olio essenziale di Narciso può essere utilizzato per preparare delle vere e proprie creme utili per 
  • la tonificazione della pelle
  • per cosmetici anti-età
  • creme e gel ad azione tonica e liftante.
Bagno rilassante e drenante. 

L’olio essenziale di Narciso può essere utilizzato per un bagno rilassante e deodorante
  • ponendo 3 gocce di olio essenziale nell’acqua da bagno unitamente ai sali del Mar Morto. 
Sarebbe preferibile terminare il trattamento con la stesura su tutto il corpo di una crema a base di Narciso per rendere la cute 
  • elastica e profumata.

Trattamenti relax in cabina. 

Per l’operatore estetico l’olio essenziale di Narciso è un valido aiuto per la personalizzazione di trattamenti viso/corpo relax. 
Mettere in infusione qualche goccia di olio essenziale renderà la cabina confortevole e profumata.

Massaggio rilassante e lenitivo. 

L’olio essenziale che si estrae dai fiori può essere utilizzato unitamente ad olio di calendula in massaggi rilassanti e lenitivi, come il Massaggio rilassante Californiano. Le proprietà lenitive della calendula insieme alle proprietà addolcenti ed elasticizzanti del Narciso renderanno il trattamento particolarmente efficace in caso di 
  • cute stressata e poco tonica.

Cautela nell’uso di rimedi naturali
Per problemi di salute o scopi curativi si raccomanda sempre un utilizzo cauto perché alcune specie di piante possono generare tossicità

sabato 8 febbraio 2020

Fitoterapia cos'è?


FITOTERAPIA:

Metodo di estrazione energetica, semplice,efficace,che permette di "portare a casa" le energie guaritrici degli alberi e delle piante,per poterle poi utilizzare in ogni periodo dell'anno. 
Nel mondo 4 miliardi di persone si curano con la fitoterapia 

Significato fitoterapia
/fi·to·te·ra·pì·a/
sostantivo femminile

1.Terapia condotta con medicamenti di origine vegetale.
2.Terapia vegetale.


Phyton= pianta, Therapeia= cura

Il significato del termine fitoterapia deriva dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura), e indica l’utilizzo di piante o loro estratti per la prevenzione e la cura di varie malattie, utile per mantenere un buon stato di salute e di benessere psicofisico dell’organismo.

La fitoterapia è una pratica che utilizza elementi naturali come le erbe e le piante per la cura di malattie acute e croniche, o per il mantenimento del benessere generale del nostro organismo.

Fin dall’antichità l’uomo ha cercato nella natura e mondo vegetale i Rimedi per ogni suo male.
Questa preziosa disciplina è stata la prima forma di medicina utilizzata dall’uomo e ha trovato la sua applicazione attraverso varie figure nel corso della storia, come ad es. nel Medioevo quella dello "speziale" fino ad arrivare al moderno erborista.


Abbiamo riscontri in tal senso nelle Civiltà Antiche quale quella Assiro–Babilonese, come dimostrano le tavolette di argilla di Ninive nelle quali troviamo indicazioni terapeutiche e ricette di Belladonna e Cannabis Indica. Anche nella Bibbia si fanno cenni alle proprietà curative delle piante, “dono del Signore che l’uomo assennato non disprezza”. La fitoterapia riceve un ulteriore impulso con la Civiltà Egizia dove diviene di competenza esclusiva della Classe Sacerdotale.

La droga per i prodotti fitoterapici

Le specie vegetali curative vengono comunemente chiamate piante officinali.
Le parti adoperate, secondo le loro componenti attive, possono essere:
• L'intera pianta,
• Parte di essa: foglie, fiori e frutti, chiamate parti aeree; radici e rizoma dette parti sotterranee.
• Estratti: olii essenziali, estratti idrosolubili.
I prodotti fitoterapici utili come rimedi naturali per determinate problematiche si basano sull’utilizzo dei principi attivi estratti dalle droghe delle erbe officinali.


La droga è infatti la parte della pianta contenente la maggior quantità di principi attivi e quindi utilizzata a scopo terapeutico. Varia da pianta a pianta e può essere rappresentata da:
  • Fiori;
  • Corteccie;
  • Radici, rizomi;
  • Gemme;
  • Sommità fiorite;
  • Pianta intera;
  • Foglie;
  • Semi;
  • Frutti...
Alcune piante possono fornire 2 o più tipi di droghe con proprietà farmacologiche diverse come ad esempio:

ORTICA (Urtica dioca):
Foglie: diuretiche, depurative, remineralizzanti
Radice: attività benefica per la prostata

TIGLIO (Tilia tomentosa)
Fiori e brattee: rilassanti
Alburno: diuretico profondo
Ma tornando indietro nel tempo,, nella Civiltà Romane ricordiamo Catone che stima le qualità del cavolo a cui attribuisce il merito di curare meravigliosamente il tubo digerente. Ricordiamoci che non da molto, nella Fitoterapia così detta moderna, si evidenzia che il cavolo, che appartiene alle Brassiche-Crucifere, contiene al pari di altre piante della Specie, tra cui non ultima la ormai celebre Curcuma, il Sulforafano” capace di bloccare la replicazione virale e tumorale. Ovviamente questo “piatto ghiotto”verrà ripreso in seguito.

Si passa a Galeno di Pergamo, nel II° secolo d.C. per trovare un ulteriore evoluzione della materia. Egli stabilisce una distinzione tra l’uso di una semplice ed unica pianta(semplice) a quello di più piante contemporaneamente per sfruttarne il sinergismo d’azione; mette in oltre a fuoco e codifica la possibilità di estrarre singoli principi utilizzando solventi naturali quali l’aceto, il vino o l’olio tanto che si parla di “preparato galenico” proprio partendo da questo punto del contributo evolutivo che Galeno ha fornito alla Fitoterapia.

La medicina orientale, scrive il Dott. Bruno Brigo nel suo testo “Fitoterapia e Gemmoterapia nella pratica clinica, Ed. Laboratories Boiron, “ è definita come energetica ed analogica, basata sui principi opposti e complementari di Yin e Yang ed espressi da Tao Tseu nel seguente modo:

“il TAO produce l’UNO, L’UNO comprende il DUE, e si manifesta come TRE, il TRE produce i diecimila esseri.”

Il senso e traduzione dell’affermazioni è da tradurre:

Il PRINCIPIO ASSOLUTO produce ENERGIA,

L’Energia comprende lo YIN e lo YANG

E si manifesta come CIELO, TERRA e UOMO,

questi tre danno origine a tutti gli esseri.

La ben nota Ruota del Tao raffigura il concetto d’integrazione ed equilibrio dinamico, ovvero la risultante dinamica della fusione del Cielo, espressione massima dello Yang, con la Terra, a sua volta espressione massima dello Yin. Questa amalgama è proprio di ogni essere vivente e genera i 5 elementi o movimenti che sono il legno, il fuoco, la terra, il metallo e l’acqua. Il regno vegetale è ricondotto genericamente nel concetto Taoista del “ legno” con una distinzione tra piante aventi proprietà di tipo Yin o Yang e questo perché ai fini terapeutici secondo il Taoismo la malattia rappresenta uno squilibrio tra le due Forze, con prevalenza di uno dei 5 movimenti, quindi la terapia deve armonizzare lo squilibrio tonificare l’organo o sistema energeticamente carente e disperdere l’eccesso dell’organo o sistema opposto.

I benefici riconosciuti alle piante officinali sono molto vasti, la fitoterapia consente, infatti, di utilizzare preparati con attività regolatrice degli ormoni, antimicrobica, antitossica, lassativa, antinfiammatoria antiossidante...

I vegetali di cui si avvale la fitomedicina sono innumerevoli, difficili catalogarli tutti, tra i più utilizzati citiamo: l’artiglio del diavolo, il ricino, la camomilla, l’aglio, il tarassaco, l’aloe vera, la valeriana, la calendula, etc…

A differenza dei comuni farmaci,e preparati seguendo l’adeguato iter professionale, i rimedi fitoterapici non presentano effetti collaterali né controindicazioni.

Quali sono i principali metodi di somministrazione?
Tisane, infusi e decotti sono i modi più comuni per assumere le proprietà benefiche delle piante officinali.
Molto utilizzati per via orale: succhi, sciroppi e tinture madri, idrolati o acque aromatiche o, per un uso topico: tinture e lozioni.....

I prodotti vegetali sono considerati farmaci a tutti gli effetti (normativa 2001/83/CE) oppure integratori alimentari (normativa 2002/46/CE); alcuni prodotti, che hanno una lunga tradizione di uso in Europa e su cui si hanno sufficienti dati di efficacia e sicurezza, vengono invece registrati come farmaci vegetali tradizionali (2004/24/CE).

L’azione della fitoterapia risulta efficace sia in uso singolo che come complemento, per integrare e potenziare gli effetti delle altre metodiche terapeutiche complementari.




martedì 4 febbraio 2020

Alloro ( Lauris nobilis) pianta, storia,proprietà,usi,aromaterapia


La pianta di alloro

L’alloro, o lauro (Laurus nobilis), è un albero o un arbusto sempreverde dalle foglie ovali e lucide, alle quali vengono attribuiti i maggiori benefici per la salute. 
Appartiene alla famiglia delle Lauraceae, piante originarie dell’Asia minore ma diffuse nel Mediterraneo già dall’antichità.Si tratta di una pianta aromatica perenne, che può diventare anche molto alta se trova il terreno e le condizioni adatte al suo sviluppo, e molto apprezzata e utilizzata non solo in cucina o come rimedio naturale ma anche a livello ornamentale per realizzare giardini, siepi e aiuole.
Le foglie di alloro possono essere raccolte e utilizzate tutto l’anno, ma risultano particolarmente ricche di principi benefici e di essenze aromatiche durante l’inverno e all’inizio della primavera. 
Le bacche, invece, simili quando mature a piccole olive scure, si raccolgono tra ottobre e novembre.
Storia e Leggende
Per gli Antichi era l’albero consacrato al Sole-Apollo, le sue foglie coronavano il capo di eroi, geni e saggi.
I Greci, infatti, pensavano che le sue foglie avessero il potere di comunicare il dono della divinazione, di allontanare la malasorte e le malattie contagiose. Anche a Roma era considerato il segno del trionfo, tanto che i generali vittoriosi ne indossavano una corona fatta con le sue fronde, quando venivano festeggiati sul Campidoglio.
Fin dall’antichità, l’alloro è simbolo di gloria, di pace e di protezione. Veniva utilizzato anche durante le cerimonie religiose e nei riti magici in quanto si riteneva una pianta utile a proteggere dalla negatività e a purificare. Si portavano ad esempio le foglie di questa pianta sempre con sé al pari di un talismano magico o si bruciava la polvere da esse ricavata al pari di un incenso.Come già detto le corone d’alloro, all’epoca romana, cingevano la testa di chi tornava vittorioso dalla guerra o si distingueva per talenti in campo letterario ma anche nelle case comuni, ad esempio all’ingresso, si potevano appendere ghirlande intrecciate con foglie di alloro per favorire la fortuna e proteggere gli abitanti.

La sua essenza in aromaterapia
Riequilibra gli stati d’animo e induce uno stato riflessivo e disteso mantenendo però viva l’attenzione e la vitalità. Insegna a comportarsi in modo retto senza prevaricare o abusare del proprio potere personale, stimola un’efficace comunicazione. 
  • Agisce sul 7°-5° chakra 
  • Pianeta Sole
Alloro, valori nutrizionali
100 grammi di alloro apportano al nostro organismo:
⦁ Carboidrati: 74.97 g 
⦁ Fibre: 26.3 g
⦁ Lipidi totali (grassi): 8.36 g
⦁ Grassi saturi: 2.28 g
⦁ Proteine: 7.61 g
⦁ Acidi grassi monoinsaturi: 1.64 g
⦁ Colesterolo: 0 mg
⦁ Acidi grassi polinsaturi: 2.29 g
⦁ Calcio: 834 mg
⦁ Potassio: 529 mg
⦁ Fosforo: 113 mg
⦁ Ferro: 43 mg
⦁ Sodio: 23 mg
⦁ Zinco: 3.7 mg
⦁ Vitamina C: 46.5 mg
⦁ Vitamina A, Retinolo attività equivalenti: 309 RAE
⦁ Tiamina (B1): 0.009 mg
⦁ Riboflavina (B2): 0.421 mg
⦁ Niacina (B3): 2.005 mg
⦁ Piridossina (B6): 1.74 mg
⦁ Folati, totali: 180 mcg

100 grammi di alloro apportano 313 kcal. 
Anche se in realtà noi non mangiamo questa erba aromatica ma la utilizziamo solo per insaporire i cibi e poi la togliamo, oltre tutto 100 grammi di alloro sono davvero moltissimi.
Possiamo dire dunque che l’apporto calorico dell’alloro all’interno dei piatti è pressoché nullo.

Proprietà dell’alloro

Le proprietà dell’alloro sono dovute al suo ricco contenuto di oli essenziali, presenti nelle bacche e nelle foglie. 
La sua azione benefica nei confronti della cura delle malattie è conosciuta fin dai tempi di Greci e Romani. 
Tra i componenti presenti nelle foglie di alloro troviamo eugenolo e limonene, che sono accompagnati da altre sostanze volatili attive ritenute benefiche per via delle loro proprietà 
  • antisettiche, antiossidanti, digestive e anticancro.

Le foglie fresche d’alloro sono una fonte importante di 
  • vitamina C. La vitamina C, o acido ascorbico, è uno dei più potenti antiossidanti naturali in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi. La vitamina C, inoltre, ha effetti anti-virali, stimola il sistema immunitario e favorisce la guarigione delle ferite.
Le foglie di alloro, quando sono fresche, sono poi una buona fonte di 
  • acido folico e contengono anche vitamina A, indispensabile per il mantenimento della salute della vista, della pelle e delle mucose.
Nell’alloro troviamo anche 
  • vitamine del gruppo B, come la niacina e la riboflavina. Le vitamine del gruppo B regolano il metabolismo, contribuiscono alla sintesi degli enzimi e al funzionamento del sistema nervoso.
Da non sottovalutare è il contenuto di sali minerali delle foglie di alloro. All’interno di esse troviamo infatti 
  • potassio, rame, calcio, manganese, ferro, selenio, zinco e magnesio. Il potassio è importante per mantenere sotto controllo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Il ferro è necessario per la produzione dei globuli rossi.
In erboristeria e in medicina naturale vengono riconosciute all’alloro proprietà astringenti, diuretiche e stimolanti dell’appetito.
L’acido laurico contenuto nelle foglie di alloro possiede proprietà repellenti naturali contro insetti e parassiti.

I componenti presenti nelle foglie di alloro vengono impiegati per la produzione di medicinali per il trattamento di 
  • artrite, dolori muscolari, bronchite e sintomi dell’influenza.
Si tratta di un rimedio utile anche in caso di 
  • attacchi di sciatica e per eliminare il catarro bronchiale (ha infatti doti espettoranti) 
ed è benefico negli stati di 
  • stanchezza e nervosismo.
Infine, l’impiego di estratti di foglie di alloro si è rivelato benefico nel trattamento del comune mal di testa e dell’emicrania, mentre, nel Medioevo, le foglie d’alloro erano considerate un rimedio naturale adatto a regolarizzare il ciclo mestruale.

L’infuso di alloro si può usare anche per 

⦁ disinfettare il cavo orale e fare gargarismi in caso di infiammazioni o problemi di alitosi.

Ricapitolando l’alloro ha proprietà:

⦁ antisettiche, antiossidanti, digestive, anticancro, astringenti, diuretiche, stimola l’appetito, rilassante, espettorante è repellente per gli insetti

I benefici dell’alloro si possono sfruttare per
  • migliorare la digestione, distendere i muscoli tesi o contratti, stimolare l’appetito, aumentare le difese immunitarie, combattere il senso di stanchezza e altro. 
Potete scegliere l’alloro, da utilizzare sotto forma di olio essenziale da diluire in acqua o in olio da massaggio, idrolato,  infuso come rimedio naturale in caso di:

⦁ problemi digestivi, flautolenza, scarso appetito, dolori mestruali, contratture muscolari, dolori muscolari, influenza o raffreddore, bronchite, stanchezza, nervosismo, alitosi , infiammazione del cavo orale

Idrolato o Acqua di Alloro

Battericida, virucida, analgesico, antinfiammatorio: gangli gonfi, ulcere della bocca, gengivite, disturbi respiratori, mal di testa, distorsioni, epicondilite.

Digestivo, carminativo e antisettico intestinale: gonfiore, aerofagia, infezioni intestinali e raffreddori, gastroenterite, diarrea. Emmenagogo e analgesico: crampi mestruali, amenorrea, dismenorrea. 

Analgesico, antisettico, antinfiammatorio, 
linfatico e stimolante del sangue: 
ulcera varicosa, stasi linfatica e. venosa.
Spruzzare e massaggiare il cuoio capelluto in caso di forfora, perdita di capelli, dermatosi (può essere miscelato con idrolato di cedro).

E’ possibile utilizzare gli idrolati nel vaporizzatore per  la pulizia del viso o in altri apparecchi per l’emissione di vapore.

Aromaterapia:
Risveglia la creatività, l’ispirazione, ci mette in contatto con la fonte interiore della fantasia. Tonifica e purifica le funzioni psichiche. L’acqua aromatica è utile nei massaggi decontratturanti, la sua azione riscaldante dona sollievo ai muscoli in presenza di tensioni e dolori. Può essere utilizzata anche sul torace in caso di raffreddamento o tosse. Aiuta a lasciare andare la stanchezza e ad allontanare i parassiti.
MENTE                         
  • Elimina la paura, riequilibra le emozioni
  • aiuta a relativizzare
  • aumenta sia il coraggio che la fiducia
  • Trasmette una forza tranquilla
  • sostiene la resistenza psico-emotiva
  • E ‘come se trasmettesse il messaggio “tutto ciò che ti serve è dentro di te, ora”
  • Libera la forza interna della persona, che può allora affermarsi e andar avanti.

L’alloro è velenoso o tossico?
Il laurus nobilis è una pianta sicura, dunque l’alloro che comunemente utilizziamo non è velenoso né tossico, indipendentemente che le foglie siano fresche o secche. Esiste però una specie tossica che ovviamente non è usata a scopo alimentare, si tratta dell’alloro lauroceraso che al suo interno contiene acido cianidrico.
Attenzione anche a non confondere la pianta di alloro con quella di Oleandro, quest’ultima è altamente tossica e si riconosce in quanto se si stacca una foglia si vede il caratteristico lattice di colore chiaro che contiene all’interno. Se non siete sicuri della pianta che avete di fronte evitate di raccoglierla (e questo consiglio vale sempre, non solo nel caso dell’alloro).


Acque aromatiche o idrolati cosa sono e come si usano


Le acque aromatiche o idrolati sono i prodotti ottenuti dalla distillazione in corrente di vapore di piante officinali fresche che conservano intatte le loro proprietà e possono essere utilizzati a diverso scopo.
I fiori, foglie e altre parti aeree delle piante:vengono immerse nell’acqua e poi distillate,nel processo in corrente di vapore si ottiene una soluzione acquosa al di sopra della quale si raccoglie l'olio essenziale.
Quindi il distillato è costituito da acqua  e olio essenziale, le due sostanze vanno successivamente divise; l'idrolato o l'acqua aromatica ottenura è arricchita di principi volatili dell'essenze è carica del profumo e da altre sostanze e proprietà,contenute nella particolare pianta, in forma più blanda rispetto all' olio essenziale.
Mentre gli oli essenziali puri sono molto forti e concentrati (meglio infatti sempre utilizzarli diluiti in olio vegetale vettore o assumere per via interna diluendo con acqua), gli idrolati sono molto più leggeri e delicati. Questi ultimi si possono quindi assumere per via interna, spargere o spruzzare direttamente sulla pelle per rinfrescarla, idratarla, lenire le irritazioni e tanto altro a seconda delle proprietà della pianta da cui sono stati ricavati.
L’idrolato pur avendo il difetto di una facile deperibilità, in considerazione del veicolo acquoso impiegato ha il pregio di avere una particolare finezza,  apportando alla formulazione liquoristica o farmaceutica e in senso lato alimentare, preziose caratteristiche gustative e fitocosmetiche.
Nel caso sia necessario conservare l’idrolato si aggiunge ad esso dell’alcool in dose  dal 10 al 20 % o più. ( anche se quest'ultimo non sempre viene riportato sull'etichetta) 

A differenza degli oli essenziali, gli idrolati non presentano nessun rischio o controindicazione e possono essere usati anche in gravidanza o sui bambini.
E come speificato prima, in base alle piante scelte si possono assumere anche per via interna
Gli idrolati si utilizzano per frizioni sulla pelle e sul cuoio capelluto, oppure si possono usare come tonici, per preparare detergenti, acque profumate o inserire nelle ricette cosmetiche in sostituzione dell'acqua demineralizzata per potenziare l'effetto che desideriamo ottenere dal cosmetico finito, oppure possono essere usati al posto dell'acqua per preparare maschere fai da te o fanghi a base di argilla o, ancora, possono essere inseriti nelle ricette cosmetiche che prevedono una fase acquosa, come le emulsioni.

lunedì 3 febbraio 2020

Alla scoperta della pianta della resurrezione, "La falsa Rosa di Jericho" nella Bibbia nella leggenda proprietà e usi


La Rosa di Jericho a prima vista è un bulbo apparentemente senza vita. Ma nel corso del tempo si aprirà dischiudendo completamente i suoi rami e assumerà un bel colore verde.

Nome: La falsa Rosa di Jericho Pianta della Resurrezione 
Nome scientifico: Selaginella Lepidophylla
Simbolo: d'amore,rinascita,felicita e prosperità 

La Pianta della resurrezione, nota anche come Falsa rosa di Gerico, è una specie di licopodiofita della famiglia delle Selaginellaceae, originaria del deserto di Chihuahua, che si estende tra gli Stati Uniti e il Messico. Viene spesso confusa con Anastatica hierochuntica, detta invece Rosa di Gerico.

Caratteristiche
La S. lepidophylla è una pianta che si è adattata a sopravvivere alle condizioni di prolungata siccità del suo ambiente naturale tramite un'interessante strategia fisiologica: anziché modificare il proprio metabolismo, cercare di trattenere acqua durante il giorno e assorbire quanta più umidità possibile durante la notte, lascia che i propri tessuti si secchino (per disidratazione) e induce durante tale processo dei meccanismi fisiologici di resistenza a percentuali di umidità molto basse (fino al 5%). Quando l'umidità del terreno e dell'aria torna a salire, anche dopo molto tempo da quando si è appassita, questa pianta è in grado di reidratarsi e recuperare perfettamente le proprie capacità fotosintetiche e di crescita. Piante di questo tipo sono state chiamate ' "piante della resurrezione" ' (ne esistono circa 330 specie conosciute in tutto il mondo e capaci di simili adattamenti). Non sempre però le piante della resurrezione riescono a "risorgere": nel caso della falsa rosa di Gerico, se la disidratazione è stata troppo rapida, o in caso di un'alternanza irregolare di condizioni di siccità e umidità, la pianta non ha il tempo di prepararsi a dovere a resistere allo stress idrico a cui è sottoposta. Allo stesso modo le capacità di seccarsi e riprendere a vivere possono scemare nel tempo e la pianta, dopo decine di volte in cui riesce ad alternare il disseccamento e la crescita vegetativa, muore.
La vera Rosa di Gerico, invece, non è una pianta della resurrezione, bensì una pianta effimera che muore non appena inizia il periodo di siccità.

Queste piante si chiudono a riccio quando vengono private d’acqua e si aprono e rinverdiscono quando vengono a contatto con l’acqua(reidratate). La Rosa di Jericho può essere utilizzata per assorbire il fumo e i cattivi odori in casa e per profumare le stanze in modo naturale ed efficace, senza danneggiare i polmoni con profumi chimici e spray.



Quando la pianta appassita (ma non morta) viene reidratata, recupera progressivamente turgore e riacquista le capacità metaboliche e fotosintetizzanti che aveva prima di disidratarsi (i rami e le foglie si riaprono e rinverdiscono)


Rosa di Gerico e Bibbia
La leggenda della rosa di Gerico nasce probabilmente grazie a una citazione biblica. Più nello specifico si tratta di un passo dell’Ecclesiastico (24, 18), nell’Elogio della sapienza: “… quasi palma exaltata sum in Cades, et quasi plantario rosae in Iericho…” ossia: “… come una palma di Engaddi, come le piante di rose a Gerico…”

Nella tradizione cattolica e nella Bibbia si parla della Rosa di Gerico in relazione a Gesù, in particolare riguardo alla sua crocifissione e resurrezione. Si dice che la pianta fioriva regolarmente quando Gesù era vivo mentre al momento della sua morte la pianta misteriosamente seccò, di nuovo però con la resurrezione la pianta fiorì e divenne così il simbolo della rinascita. Alcuni cristiani continuano ad utilizzare la Rosa di Gerico nelle loro pratiche religiose, la pianta può essere messa ad esempio in una ciotola d’acqua durante il periodo natalizio o a Pasqua, in ricordo del sacrificio e della resurrezione di Gesù.
Rosa di Gerico, leggenda
Si ritiene che la Rosa di Gerico sia originaria della Terra Santa. Fu portata in Europa dai crociati e dai pellegrini, accompagnata da numerose leggende. La più diffusa riguarda la capacità della Rosa di Jericho di donare ai pellegrini acqua dissetante per sostenerli lungo il cammino.
In Europa si pensa che possedere la Rosa di Jericho ed ospitarla nella propria casa sia in grado di attirare la felicità tra le mura domestiche. È inoltre un simbolo di lunga vita e bellezza oltre che di serenità e di resurrezione. In alcune pratiche magiche, inoltre, la Rosa di Gerico viene utilizzata per realizzare incantesimi e per migliorare la propria prosperità.
Le donne beduine bevono l’acqua della Rosa di Jericho perché pensano abbia proprietà curative, come la capacità di alleviare i dolori.

sabato 1 febbraio 2020

Imbolc: la festa celtica della luce che celebra il risveglio della natura

Imbolc: la festa celtica della luce che celebra il risveglio della natura

Nel neopaganesimo e in particolare nella wicca Imbolc è uno degli otto sabbat, che attualmente si celebra il primo o il 2 febbraio (quest'ultima data più utilizzata in America, forse per una confusione con la Candelora). Nell'emisfero sud si celebra in agosto.

Il primo febbraio nella tradizione celtica si festeggia la Festa di Imbolc, la festa della pioggia, della purificazione che corrisponde alla Festa della Candelora che i cristiani ricordano il 2 febbraio.

Imbolc è la festa della luce che inizia a manifestarsi con l’allungarsi delle giornate anche se siamo ancora in inverno. In attesa della primavera, la natura inizia a dare i primi sintomi di risveglio, parliamo, quindi della festa della rinascita e la trasformazione, il momento ideale per cominciare un nuovo ciclo di vita. E’ il momento di condividere i progetti, le aspirazioni e i sogni.

Imbolc, Oimelc o Imbolg è un termine dall’origine incerta: Imbolc potrebbe derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”.

Invece Oimelc significa “nel latte”, mentre Imbolg ovvero ‘nel sacco” è il grembo della Madre Terra e il termine richiama i semi che stanno germinando sotto la terra e che spunteranno appena arriveranno le prime piogge.

Dea Brigid e Santa Brigida
Secondo la leggenda, gli esseri fatati si radunavano per celebrare la Dea della Luce o Brigit (o Brigantia), divinità del triplice fuoco, dell’arte, della fucina, delle tradizioni conservate e della guarigione.
In onore della Dea, ancora oggi è in uso tra i contadini appendere dei nastri colorati ai rami degli alberi di loro proprietà, al fine di esorcizzare la malasorte e di segnarli come simulacri delle malattie dalle quali intendono essere guariti. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele. 
Imbolc, festa del fuoco
Durante Imbolc si usa accendere dei falò perché il fuoco è considerato sotto il suo aspetto di luce e di purificazione che si esprime attraverso le giornate che si allungano, il sole prepara con i suoi raggi la terra e la in vista della prossima semina e dei futuri raccolti.

Imbolc, tradizioni e simboli
Secondo la leggenda elfi, folletti, fate, ondine, benedicono di nuova luce la propria abitazione, girando per le stanze di casa in senso orario con in mano la candela bianca accesa, visualizzando la potenza della luce che permea i muri, le suppellettili e tutti gli oggetti che “vivono” della nostra esistenza.
Gli elfi si recano in un bosco o in un prato per raccogliere un dono per la propria casa come una penna d’uccello, una pietra, un sacchetto d’erbe, mentre le fate hanno il compito di spazzare fuori dall’uscio le energie morte dell’anno trascorso con la propria scopa celebrativa.

Imbolc è la seconda delle quattro grandi feste trimestrali del calendario celtico, corrispondente alla Candelora nella sovrapposizione cristiana. Essa demarca il punto mediano della metà oscura e femminile dell’anno, (dall’irlandese i mbolg che significa “nella pancia”, a indicare l’inverno gravido dell’estate ancora in potenzialità). Gli scopi principali del rito di Imbolc sono:
– purificazione tramite l’acqua e il fuoco, operata dalla sacerdotessa/Dea Brigantia/Brigid/Santa Brigida (mani, piedi e testa)
– onorare il primo germinare dei semi nel terreno, in cui la morsa del gelo invernale comincia a recedere;
– portare crescita nelle vite dei partecipanti e l’eventuale preparazione di un talismano che contenga quest’ultima, perpetuandola nei mesi a venire.
Il fuoco di Brigantia rappresenta sia la fertilità della Terra che il fuoco del Sole. Entrambi gradualmente guadagnano forza man mano che si allungano i giorni. L’accensione dei falò o delle candele sono un’espressione di incoraggiamento magico a queste forze crescenti, oltre che un segno di gioia per la luce più abbondante.