sabato 15 febbraio 2020

Il Giardino dell'Eden scopriamo insieme cosa ci insegna...

Il giardino dell’Eden rappresenta il primo, immenso dono che Dio fece all’uomo e alla donna.

Il passo nella Bibbia Genesi 2,11 dice:

"IL paradiso dell'Eden- Queste sono le origini dei cieli e della terra quando DIO li creò. Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, ancora nessun cespuglio della steppa vi era sulla terra, nè alcuna graminacea della steppa vi era spuntata, perchè il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non vi era Adamo che lavorasse il terreno e facesse sgorgare dalla terra un canale e facesse irrigare tutta la superficie del terreno, allora il Signore Dio modellò l'uomo con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l'uomo divenne un essere vivente.

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l'uomo che aveva modellato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d'alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita nella parte più interna del giardino, insieme all'albero della conoscenza del bene e del male...."


A loro l’Onnipotente fece dono di quel luogo meraviglioso e di tutti gli animali e le piante che lo popolavano, perché godessero dei loro frutti e vivessero in assoluta felicità.

L’assoluta felicità… Questa è una delle caratteristiche del Giardino dell’Eden: un luogo di pace, armonia, dove tutte le razze di animali convivono pacificamente, dove nessun fiore è velenoso. La sofferenza ne è bandita, e così la fatica, la malattia, il dolore. La morte non può entrare nel Giardino dell’Eden, nel quale fiorisce dà frutto, tra gli altri, l’albero della vita, Dio ha posto questo albero miracoloso proprio in mezzo al giardino dell’Eden, accanto all’albero della conoscenza del bene e del male, e Adamo ed Eva possono mangiarne i frutti a sazietà. 
  • In questo modo essi sono immortali, immuni allo scorrere del tempo, alla vecchiaia, alle malattie, alla morte.
Intanto analizziamo i termini
La parola ebraica “pardés”, la cui radice ci rimanda a ‘paradiso‘, significa ‘giardino‘. 
Il termine composto “Gan ‘Eden”, ‘giardino delle Delizie’ (Genesi 2,8-14), veniva usato per definire sia il paradiso terrestre, sia quello celeste. 
La parola “Eden” viene invece dal sumero, e significa ‘steppa, pianura’. Alcuni studiosi hanno congetturato che Dio abbia scelto una zona occupata da vegetazione steppica per farvi sorgere il Suo Paradiso, il suo giardino delle delizie. 
Un’altra teoria collega il giardino dell’Eden con una località più volte citata nella Bibbia chiamata Eden, o Edin. Si trattava di una regione sotto il dominio degli Assiri, posta nel medio Eufrate, citata anche in molte fonti sumere.

Quando pensiamo al Paradiso terrestre non dobbiamo immaginare un luogo incolto e selvaggio. Infatti nell’antichità i giardini erano luoghi recintati e nei quali la vegetazione era regolata in modo razionale. Quindi anche la scelta di creare un giardino e dare vita al suo interno al primo uomo rientrerebbe nel piano preciso di Dio.

Nell’antichità il rapporto tra uomo e natura era molto più stretto rispetto a oggi. I nostri antenati non vivevano certo un’esistenza facile, vittime di un mondo troppo grande e insidioso, per loro, troppo difficile da assoggettare, da controllare. (Le comodità e le sicurezze che noi tendiamo a dare per scontate, i farmaci efficaci contro malattie per noi banali, ma che un tempo mietevano migliaia di vittime, i servizi oggi alla portata di tutti, sono conquiste a cui si è arrivati in un tempo relativamente breve, per la storia dell’umanità, infinitesimale nella vita del nostro pianeta.) l’uomo dipendeva in larghissima misura dagli alberi e dalle piante. Da questi i nostri antenati traevano nutrimento, sotto forma di bacche e frutti, legname per costruire capanne, case, palizzate per difendersi, legna da ardere per illuminare la notte e scaldarsi, ma anche preziosi distillati e rimedi per curare le malattie.

Alleati preziosi, gli alberi, amici fedeli, ma anche misteriosi, sentinelle silenziose e, forse, custodi di un sapere ancestrale. Così dovevano considerarli gli uomini dell’antichità, perché fin dagli albori del tempo agli alberi sono stati attribuiti grandi poteri e un ruolo di comunicazione tra i vari piani dell’esistenza. Infatti le loro radici affondavano nel terreno, i loro tronchi crescevano robusti e rigogliosi in superficie, e le loro cime svettavano verso il cielo, a volte perdendosi tra le nubi. Non è difficile immaginare come, nelle menti dei nostri progenitori, questo sviluppo prodigioso coincidesse con la capacità di collegare il mondo degli Inferi, quello degli Uomini e quello degli Dei.

Non solo, ma spesso gli alberi venivano assimilati direttamente alle divinità. Non esiste una religione del passato che non contempli miti che riguardano gli alberi.

Per esempio

⦁ gli antichi Egizi credevano che la dea Nut versasse l’acqua dell’immortalità sull’anima dei defunti dall’alto di un Sicomoro (Il sicomoro è una grande albero della famiglia delle Moraceae)

⦁ mentre per gli Scandinavi la nascita dell’universo stesso era legata a quella di Yggdrasill, un immenso frassino, che affondava le sue radici tra passato, presente e futuro, e abbracciava con le sue fronde tutta la terra e il cielo.

⦁ Per i Sioux un grande albero era al centro del Cerchio del Mondo.

⦁ I miti Greci poi sono ricchissimi di riferimenti agli alberi: pensiamo alle mele d’oro nel giardino delle Esperidi, che donavano l’immortalità, all’olivo sacro ad Atena, all’alloro e al cipresso caro ad Apollo, e così via.

Anche i simboli religiosi e esoterici spesso si ispirano ad alberi o parti di alberi. 
L’albero della vita è un’immagine universale, un archetipo potente che assume infinite forme. 
Gli antichi egizi raffiguravano spesso le cipolle nei geroglifici e nelle tombe dei faraoni: per loro erano efficacissimi lasciapassare per l’oltretomba. Il cipresso, nato dalla metamorfosi del giovane Ciparisso a opera di Apollo, è da sempre simbolo del lutto e dell’eternità.

Anche la tradizione cristiana ha attribuito molta importanza alle piante. Antico e Nuovo Testamento contengono numerosissime menzioni a piante, fiori e arbusti. Altri sono stati associati nel tempo al culto della Madonna, di Gesù o di alcuni Santi. Più avanti prenderemo in esame quelli che ci sembrano più significativi e interessanti.


L’albero della vita e i riferimenti Biblici

I testi sacri ci insegnano però che, peccando d’orgoglio e arroganza, Adamo ed Eva mangiarono anche i frutti dell’altro albero, quello della conoscenza del bene e del male, sebbene Dio avesse intimato loro di non farlo, e con questo gesto sciagurato e ribelle condannarono tutti gli uomini e le donne a vagare nel mondo convivendo con il peccato e il dolore.

“Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre.” (Genesi, 3:22)

Così l’uomo viene bandito dal Paradiso terrestre e dai doni inestimabili dell’Albero della vita. 

La conoscenza, la percezione di sé, dei propri desideri, e dei desideri altrui, fu l’inizio della fine. 
  • Solo restando puri e innocenti si poteva godere dei frutti dell’immortalità.
  • Vergogna, invidia, ricatto, guerra nascono da questa conoscenza rubata, che l’uomo non sa evidentemente gestire, e che lo porterà, in breve tempo, a suscitare l’ira di Dio al punto da far sì che Egli scateni il Diluvio universale.

Tuttavia, nonostante il peccato dell’uomo e la sua cacciata, l’Albero della vita non scompare dai testi sacri. Dio, nella sua infinita bontà e lungimiranza, "lascia uno spiraglio di luce per i Suoi figli ribelli."
Arriverà un giorno in cui gli uomini meritevoli, coloro i quali saranno stati capaci di prestare orecchio alla Parola di Dio, di vivere secondo i Suoi dettami, potranno ancora gioire dei frutti dell’Albero della vita, insieme a tutte le altre delizie del Paradiso:

“Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio.” (Apocalisse, 2:7)
Infatti nella nuova Gerusalemme, la città degli eletti che verranno risvegliati da Cristo per vivere una nuova era di pace e splendore in terra, ritroveremo l’Albero della vita:
 “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.” (Apocalisse, 22:2)

Il giardino dell’Eden: una metafora per descrivere il mondo terreno con tutti i DONI che madre terra ci offre.




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